
Nome: Aldebaran 7
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I hate Valentine Accade… accade sempre: accade a tutti noi. Arriva sempre il momento della consapevolezza; il momento dove, con sufficiente chiarezza, viene dipanata… per un attimo, solo per un attimo… quella matassa aggrovigliata, composta da volontà, da desideri, da speranze, da aspirazioni e da sogni, che alimentano, spingono, sostengono ciò che continuiamo a chiamare vita. In quell'attimo; di vera introspezione, diveniamo spettatori di una rappresentazione; un film chiamato "vita interiore". Diveniamo spettatori di noi stessi, davanti alla instancabile macchina cine-operatrice, che è l’origine dei nostri pensieri e delle nostre azioni. Se a volte, esso ci appare tranquillo e ci si può abbandonare con la certezza di trovarci serenità, altre volte assomiglia invece ad un mostro saltellante ed incazzato, che atterrisce e non perdona chi gli si abbandona. Ma, alla fine; auspicabile sia questa solitudine, se anche in essa, io posso percepire, sentire e dire; come nessun'altra creatura dell'universo potrebbe fare: ti amo.
Guardando con attenzione a ciò che sembra il "buco nero" del nostro Io, mi capita ancora di provare paura:
Questo nostro Io è un dono prezioso che ci nobilita; ma, al tempo stesso, è pure il pesante fardello che ci rende, troppo spesso, vulnerabili, fragili… e soli.
Grazie Pino 
L'importante è non dimenticare
Sono passati 38 anni, 38 anni per non dimenticare, 38 anni per capire, 38 anni per giudicare. Per tutto questo lungo tempo abbiamo aspettato la giustizia delle istituzioni, non abbiamo cercato vendetta ma, solo l'evidenza della verità. Oggi siamo ancora qui per ricordare, non ci interessa più la giustizia delle istituzioni!
Oggi conosciamo la verità.
L'abbiamo sempre saputa e continuiamo a non chiedere vendetta ma abbiamo imparato a praticare la giustizia.
Ebbene si! Dal martirio di Giuseppe Pinelli, che si infila nella lunghissima collana delle vittime e degli eroi delle lotte sociali, abbiamo imparato quello che sempre sapevamo; quello che le nostre madri e i nostri padri già sapevano; quello che le nostre figlie e i nostri figli già sapranno: la giustizia dei vinti non ha bisogno di tribunali; non ci sarà vendetta nè perdono; la giustizia dei vinti è la nostra memoria; la giustizia dei vinti è la nostra lotta implacabile per realizzare il mondo nuovo che voi Istituzioni Borghesi cercate invano di abortire. Il mondo nuovo dove i liberi e gli uguali lavoreranno nell'armonia e nella reciproca cura, ciascuno secondo le proprie capacità.
Grazie Pino.
Ancora lui?... Ne ha sparata un'altra: nella sua ultima enciclica "Spe Salvi", una lettera di 77 pagine, firmata pubblicata oggi dal Vaticano ha dichiarato la seguente ennesima banalità: "L'ateismo dell'era moderna ha provocato le più grandi crudeltà e violazioni della giustizia", Ratzinger. Ovviamente tale dichiarazione ha sollevato qualche obiezione tra i laici e riporto qui le considerazioni dell’amica Susanna prendendo a prestito il suo post da "Cattivi Pensieri". "Infatti Hitler era ateo, Mussolini era ateo, Franco era ateo, i dittatori e dittatorelli del Sudamerica e del Centroamerica erano atei. Atei sono stati, su carta, i paesi comunisti. Stop. Orribili regimi per ben altri motivi che per l'ateismo di stato. Che poi Ratzinger dovrebbe conoscere la differenza tra era contemporanea ed era moderna, e dunque sapere che l'era moderna inizia nel 1492. Leggetevi la storia delle atrocità perpetrate dalla Chiesa e in nome della Chiesa e in alleanza con la Chiesa e con Dio dalla loro parte, negli ultimi 500 anni. Quanto a ciò che la religione ha provocato a livello individuale, col carico di proibizioni, discriminazioni, sensi di colpa e punizioni (quando non roghi e incarcerazioni e tagli di teste et similia), credo che sarebbe pubblicitariamente auspicabile che la televisione ci facesse su speciali e fiction, qualche Matrix e qualche Porta a Porta, qualche programma su La7 e qualche Lucignolo. Perché l'audience attualmente riservato agli orrori della cronaca nera raddoppierebbe. Altro che gli sceneggiati zuccherosi sui beati e sui santi. E più di tutto, sopra tutto... Il non poter avere un pensiero libero, purgato di sciocchezze mai provate, e il non poter avere un corpo libero, nostro e solo nostro, perché è la Chiesa che ha sempre insegnato "come trattarlo" e "come rispettarlo" (sic), in quanto "dimora dello Spirito Santo". Ma evidentemente ancora non siamo stufi di essere tutti invasati - inspiritati -. E allora. Allora abbiamo quello che ci meritiamo."
Aggiungo un'altra oncia di polemica sul piatto della bilancia.. Io, personalmente, nello specifico, quando "costoro" (per costoro intendi i "preti" di ogni tipo o livello) sparano cazzate di questo tipo, lo fanno sempre in linea con lo slogan "il mio dio è migliore del tuo", consapevoli di avere grande seguito. A me invece , quando sento certe cose uscire da certe bocche, viene da pensare immediatamente ai massacri dichiaratamente perpetrati in nome della fede e di qualsiasi dio. Il mio pensiero corre alle crociate; alla prima, quando, entrati in Antiochia, i cristiani massacrarono l’intera comunità mussulmana: richiusero poi quella ebraica nel tempio e vi appiccarono il fuoco, uccidendo chi usciva e lasciando arrostire gli altri. Sulla via di Gerusalemme trovarono resistenza a Ma’arrat Numan. Infastiditi per il ritardo e la fame, una volta penetrati nella città, i crociati, si dedicarono a stupri e massacri, trucidando oltre 20.000 mussulmani. I Tafurs o Trudannes, probabilmente fiamminghi, al seguito di Pietro l’Eremita, si abbandonarono anche ad atti di cannibalismo, per diffondere terrore e orrore tra i mussulmani. Il papa Urbano II giustificò i fatti avvenuti come "crudeltà necessarie" Il mio pensiero va alla conversione forzata degli Indio delle Americhe Noi, cattolici, pacifici portatori di civiltà e tutti gli altri selvaggi e trogloditi; mentre noi inventavamo "università e ospedali" gli altri erano all’età della pietra e offrivano sacrifici umani al loro dio. Per scoprire in che modo, basta leggere qualche pagina scritta dal frate domenicano Bartolomé de Las Casas sulle atrocità commesse dai conquistatori cattolici, oppure ancora di quell’altro fenomeno di cristianità che fu il teologo de Sepulveda che definiva gli indigeni: "non uomini, ma omuncoli…orsi o scimmie del tutto prive di ragione". Ratzinger nel suo recente viaggio in Brasile, si è arzigogolato attorno all’esegesi del suo messaggio lasciandosi alle spalle polemiche furenti. C’è una parte, in dotto latino, che rivela il suo vero pensiero, la sua cosmogonia, il suo senso della storia e del mondo. Quello sugli indigeni; di cui sembra temere, il "risveglio" spirituale e politico in atto. Nel discorso di apertura della conferenza dei vescovi latino-americani ad Aperecida, disse cose da far accaponare la pelle: indifferentemente dai punti di vista: religioso, storico, politico, etico. A proposito della evangelizzazione dell’America latina da parte dei conquistadores spagnoli e portoghesi disse: "Non ha visto in nessun momento un’alienazione delle culture pre-colombiane, nè è stata un’imposizione di una cultura straniera". A proposito della catechizzazione di massa e forzata degli indigeni: "Gli indigeni latino-americani "non vedevano l’ora", 500 anni fa di diventare cristiani e di conoscere il dio di Ratzinger. "L’accettazione del Dio sconosciuto" era quello che i loro predecessori cercavano inconsciamente nelle loro tradizioni religiose. La croce non è mai stata il complemento spirituale della spada. La Bolla di papa Clemente VII nel 1529 che, di fatto, autorizzava l’imperatore spagnolo Carlo V "a condurre le nazioni barbare alla conoscenza di Dio … anche con le armi e la forza, affinché le loro anime fossero obbligate a far parte del Regno celeste, fu firmata per fare la volontà del Signore. I 30 milioni di indigeni sterminati, in via diretta o indiretta, nella conquista del Nuovo mondo furono il prezzo necessario pagato alla civiltà e alla vera religione. E, fortunatamente, sono stati "obbligati"… almeno, così… gli altri milioni morti, dopo che papa Paolo III decretò "come cosa sacra" i diritti di tutte le persone, inclusi gli indios nativi e poi gli schiavi neri che sarebbero arrivati dall’Africa, accreditandoli di un’anima, poterono usufruire del Regno celeste. I vescovi latino-americani, in gran parte nominati da Wojtyla saranno rimasti basiti. Ratzinger ha cancellato la storia e anche il suo mentore Wojtyla che, quantomeno, aveva riconosciuto l’esistenza di "luci e ombre" e chiesto perdono per "gli errori" e gli eccessi. Io non trovo sostanziali differenze tra le dichiarazioni di Benedetto XVI e le "crudeltà necessarie" di Urbano II. Poi penso a Galileo, a cui andò davvero di gran lusso, a Giordano Bruno, allo IOR. Alla santa inquisizione, agli ugonotti, ai dolciniani, ai costituenti della repubblica romana del 1848.... Perchè perseverare nel diffondere idiozia? Questo mi fà profondamente incazzare. 
In quest’ultimo caso, prendendo spunto da un libro di herr Ratziger, ci si riferiva al comportamento sanguinario delle civiltà precolombiane che, per consacrare un tempio al dio sole, offrivano il sacrificio di ventimila uomini in giovane età. Consuetudine orribile, certo, ma le "religioni" con il loro fanatismo, permettono questo ed altro Questa pratica venne abolita, era questo l’assunto del programma: "grazie" all’arrivo dei conquistadores della cattolicissima Isabella di Castiglia che convertirono quelle "genti selvagge" portando loro il cristianesimo e la civiltà cattolica.
Meglio ricordare le parole rivolte nel 1511 da Antonio Montesinos agli "encomenderos" che con inumana crudeltà infierirono sugli indigeni di Ispaniola: "Questi, non sono forse uomini? Non hanno anime razionali? Com’è che siete caduti in un sonno così letargico?".
Sembra quasi di ascoltare Kant e il suo "sonno dogmatico".
Siamo arrivati a rimpiangere Andreotti, arriveremo a rimpiangere pure Wojtyla.
Questa mi è piaciuta...
Una dichiarazione di umanità senza ipocriti moralismi 
"Allo scetticismo reso dottrina di stato, all'indifferenza neoliberista, al realismo cinico della globalizzazione, noi Indios abbiamo contrapposto la memoria, la parola ed il sogno. Lanciandoci con tutto quello che abbiamo in questa lotta; noi, come individui e collettivamente, abbiamo agito con un impulso universalmente umano: quello della ribellione. Aquì Estamos. "
Subcomandante Marcos
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Dò ospitalità a questo articolo tratto dal blog "Cattivi Pensieri" della mia amica Susanna, per sua richiesta di divulgazione del messaggio contenuto, ma speciamente perchè trovo suggestivo ed interessante che nel giro di poche decine di ore, e a migliaia di chilometri di distanza, lei ed io, si sia trattato di argomenti analoghi ed inerenti alla storia (nel senso proprio di eventi e fatti) poco raccontata e di fatto sconosciuta.
Giusto poche ore fà, in pausa pranzo, si parlava con giovani colleghi, collezionisti di masters, di storia in generale. Nessuno sapeva che i turchi arrivarono ad assediare Vienna. Nessuno conosceva le cause della prima guerra mondiale... qualcuno azzardava ipotizzare problemi territoriali coinvolgenti Alzazia e Lorena, ma forse si ricordava della promozione fatta ai pessimi vini che lì si producono. Meno che meno conoscevano cause ed eventi della guerre civile spagnola. Certe cose bisognerebbe saperle, non per sfoggio di cultura personale, ma perchè il passato ha condizionato e condiziona; conoscerlo ci dà la possibilità di capire il futuro.
Certe cose bisognerebbe saperle... già... ma per saperle bisognerebbe informarsi... e per informarsi bisognerebbe avere canali di informazione accessibili ed obiettivi...
Susanna Schimperna
I like myself "Fummo sempre fedeli alle cause perse. Il successo per noi è la morte dell’intelletto e della fantasia." J. Joyce La parola d’ordine è: "successo". Ad ogni costo. Imperativo e categorico. Il successo è l’unico unico mezzo per una felicità usa e getta di pronto consumo. Se non ti omologhi sei destinato ad essere escluso, a rimanere nel dubbio e nell’incertezza tra rimorsi e recriminazioni. Sarai un fallito. E allora "game over" amico. Dindon! Negativo! Questa volta non ci sto. E' sempre così che ci inchiappettano. L’impressione che diventa convinzione; un sistematico lavaggio del cervello. Se non sei capace di raggiungere gli obiettivi e le prestazioni che questa società ti impone, non puoi essere felice. Non ne hai diritto perché fai schifo. Sei stato pesato, misurato e trovato carente. Difettoso. Quindi l’unico posto buono per te, è laggiù: in quell'angolo dietro la lavagna, come si usava fare alle scuole elementari. E' il posto giusto dove rimanere a recriminare sulle tue lacune, e da dove però non puoi fare a meno di credere che, pure avendo fallito, sei comunque in procinto di vincere. Perché noi siamo quelli che: "Da domani cambio vita". "Da domani mi metto a dieta" Perché Dolce & Gabbana o Calvin Klein mi dicono che io non posso essere un vero uomo se non ho addominali scolpiti e se non ho quei cazzo di loro jeans: "Da domani mi metto a lavorare solamente e duramente" Perché anche io voglio la macchina costosa, la villa con annessa piscina; anche io voglio la supergnocca con venti anni di meno dei miei. Cazzo… perchè io no? "Da domani smetto di bere" Perché la salute viene prima di tutto. "Da domani…da domani si cambia…chiaro?" E quindi ad ogni fallimento ecco il rilancio su una nuova promessa che ugualmente non verrà mantenuta. Le sabbie mobili. Il problema non è provare a cambiare; non lo è mai stato: come non è mai stato un problema fallire. Il problema è la giusta causa. Non dobbiamo cambiare per avere successo come generalmente inteso; non dobbiamo cambiare soltanto per arrivare a questa sottomarca di felicità precotta e distribuita, che si ostinano ad offrirci come se fossimo tutti quanti al supermercato… naturalmente poi ognuno è libero di fare ciò che gli pare, ma di queste cose: avere successo, essere perfetto, essere figo, fare soldi a palate, non me ne frega più di niente. Io rivendico il mio diritto al fallimento. Ho sempre cercato di accelerare la caduta nel buio sperando di rivedere la luce il prima possibile. Ma non ora, non adesso, non più. Accetto il mio fallimento, nessuna fretta di rivedere alcuna luce, soprattutto se poi questa luce non illumina un cazzo di niente.
Come può uno scoglio... arginare il mare Sotto appropriato silenzio è già stata approvata dal consiglio dei ministri, ma non ancora approvata dal parlamento, la legge Levi-Prodi, la quale prevede che chiunque abbia un blog o un sito debba registrarlo al ROC, un registro dell’Autorità delle Comunicazioni. Ciò comporta dover produrre dei certificati, pagare bolli... etc.. etc.. Non so se il sig. Levi pensi di essere in Cina oppure di trovarsi ancora nel ventennio. Non so nemmeno se sia la risposta "ad personam" che il governo ha riservato a Beppe Grillo o l’utopico tentativo di mettere uno scoglio ad arginare il mare dei blog. Certamente è un sistema per controllare e pilotare l’informazione. "qualsiasi prodotto contraddistinto da finalità di informazione, di formazione, di divulgazione, di intrattenimento che sia destinato alla pubblicazione quali che siano la forma nella quale esso è realizzato e il mezzo con il quale esso viene diffuso". Il disegno però non definisce cosa si intenda per blog e quale possa essere la differenza tra un blog personale ed uno di divulgazione di informazioni. "lo spirito del progetto non è certo questo. Non abbiamo interesse a toccare i siti amatoriali o i blog personali, non sarebbe praticabile" aggiungendo che "sarà l'Autorità per le Comunicazioni a indicare, con un suo regolamento, quali soggetti e quali imprese siano tenute davvero alla registrazione. E il regolamento arriverà solo dopo che la legge sarà stata discussa e approvata dalle Camere". Ma queste sue dichiarazioni non mi tranquillizzano affatto. C’è un concetto, tuttavia, nel quale la normativa rimane a dir poco nebulosa: quella dell’ambito geografico. La norma sostiene che: "i mercati rilevanti per il settore editoriale hanno, solitamente, dimensione nazionale ma, qualora l’analisi evidenzi l’esistenza di mercati omogenei su base regionale o interregionale, l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni può definire diversamente l’ambito geografico". E i mercati internazionali? Un server in Taiwan e una sede nelle isole Tonga, per un sito con dominio non italiano, gestito da un italiano magari residente all’estero, rientrerebbe nelle norme restrittive del disegno di legge? Quale sarebbe il limiti? Quello di scrivere in italiano? La norma sarebbe la rovina dei siti che regalano spazio per i blogger, ma solo per quelli italiani. E’ l’applicazione di vecchi teoremi a nuove economie.
Fatto sta che il disegno di legge Levi-Prodi, approvato lo scorso 12 ottobre, prevede un innalzamento delle pratiche burocratiche non solo per chi fa editoria on line ma, (Udite! Udite!), anche per i blogger che scrivono senza fini di lucro.
La norma indica infatti come prodotto editoriale:
Il sottosegretario Levi si è affrettato a dichiarare che:
In un paese scarsamente informatizzato ed altamente burocratizzato come l’Italia che rinvia le grandi scadenze sul digitale al 2012, che anziché rendere libero il Wi-Max ricorre ad un’asta per l’assegnazione delle frequenze alla quale permette di partecipare, in palese conflitto di interesse, anche le compagnie telefoniche, ci si domanda se avevamo proprio bisogno di questa norma?
Mentre il mondo va verso la condivisione della conoscenza, l’Italia si incarta in burocratici e polverosi provvedimenti tesi, secondo quanto detta il disegno Levi-Prodi, a garantire pluralismo e concorrenza.
9 ottobre 1967 - Hasta siempre comandante!
Marzo 1965. Il ministro cubano Ernesto Guevara si fa copiare una poesia dal suo segretario, prima di restituire il libro (Todo el amor) all'amico scrittore Retamar. La lirica si intitola "Farewell" ed è di Pablo Neruda.
Una poesia d'amore e di commiato. Dopo qualche giorno il ministro parte per la prossima rivoluzione, non tornerà più a Cuba. Parte e mette nello zaino quella poesia, insieme a diverse altre evidentemente. Due anni dopo, l'8 Ottobre 1967, nella scuola de La Higuera, dove giace ferito, entra una maestra, probabilmente l'unica persona che osa dimostrargli affetto, a portargli un piatto di minestra. Pare che le ultime parole, dette proprio a quella maestra, siano una battuta. Indicando una frase scritta alla lavagna, il Comandante ferito dice che c'è un errore, manca un accento (yo sé leer invece che yo se leer).
Ecco, è difficile trovare le parole per dirlo, ma io credo che in questi due episodi si riveli tutta la grandezza e la nobiltà di un ideale. È difficile esprimersi, oggi che a New York (secondo un articolo del Time), e quindi anche in tutto il resto del mondo, si può vivere conoscendo e usando solo 50 parole.
Difficile trovare le parole. Magari può assere utile affidarsi a due versi di quella poesia
"Ma dove andrò porterò il tuo sguardo
e dove camminerai porterai il mio dolore."
Hasta siempre Comandante!
Peccato ci fosse poca gente... Troppa poca gente... E' andata!... E' andata pure bene a mio modestissimo parere. Peccato ci fosse davvero poca gente. Praticamente gli amici dei musicisti, i musicisti che aveno appena suonato e quelli in attesa di farlo e gli organizzatori. I residenti si potevano contare sulle dita di una mano. Peccato perchè la qualità espressa dai musicanti era decisamente buona.
La poesia silenziosa di Marcel Marceau In questi tempi pieni di frastuono ci mancherà uno che riusciva a comunicare attraverso il silenzio. Grazie Marcello